COLLOQUI PSICODIAGNOSTICI

Presso il nostro centro medico si eseguono colloqui clinici psicodiagnostici volti ad identificare problematiche specifiche dello sviluppo, con particolare attenzione ai disturbi comportamentali, quali ADHD (disturbo da deficit attenzione e iperattività), DOP(disturbo oppositivo provocatorio) e tutti quei comportamenti che si manifestano con irrequietezza e con tratti molto simili a quelli ADHD, che non rientrano in una diagnosi specifica, ma che si legano a situazioni o eventi importanti nella vita del bambino.

In particolare la nostra specialista dott.ssa Lucrezia Lui, partendo da una diagnosi, procederà con un intervento mirato e studiato ad hoc per il piccolo paziente, per aumentare e potenziare i punti di forza, diminuendo così gli aspetti più problematici. Sono previsti anche percorsi di parent training (per aiutare i genitori in difficoltà a gestire tali comportamenti problematici) e di teacher training (per sostenere e suggerire adeguate strategie di intervento anche a scuola).

La peculiarità del nostro centro, rispetto al trattamento di questi disturbi, risiede nella personalizzazione del percorso terapeutico-riabilitativo, partendo dalle caratteristiche e dai desideri di questi bambini, dedicando loro tempo per la progettazione e per la costruzione di un risultato finale che vada al di là del puro ambito clinico, che sappia generalizzarsi  anche ad altri ambiti.

In primo piano c’è il BAMBINO/RAGAZZO, non la sua difficoltà!

C’è la sua emotività, la sua energia e tutto ciò che si nasconde dietro i suoi comportamenti che i grandi non accettano, non vogliono o faticano a  capire.

Come si strutturano le sedute:

– se si sospetta un disturbo o una problematica comportamentale: PRIMO COLLOQUIO (volto a indagare il problema) e raccolta di dati anamnestici;  al termine del primo colloquio verrà suggerito come procedere e quali tappe seguire;

– SECONDO COLLOQUIO con il bambino (per valutazione diagnostica o per osservazione sistematica dei comportamenti problematici);

– dopo aver deciso come sarà strutturato il percorso, si procederà con una seduta a settimana o ogni 15 giorni (a seconda della gravità della situazione), in cui si tratterà la problematica del bambino.

È possibile, nel frattempo, farsi carico dei genitori e guidarli nella gestione della situazione attraverso un parent training.

È possibile, altresì, strutturare un piano specifico per docenti.

QUANDO CHIEDERE AIUTO?

– quando il comportamento di mio figlio crea disagio sia a casa che a scuola;
– quando mi accorgo che mio figlio non riesce a stare attento per la maggior parte del tempo;
– quando fatica a concentrarsi sul compito da svolgere e si distrae;
– quando non ascolta le regole;
– quando inspiegabilmente fa male o insulta gli altri e sembra non provare senso di colpa;
– quando lo vedo sempre in movimento;
– quando fa i “capricci” e non so più come gestirlo!

È PER FORZA UNA PATOLOGIA?

No! Certi comportamenti non adeguati potrebbero essere solo segnale che qualcosa sta turbando il bambino o che certe reazioni dei genitori, senza che ne siano consapevoli, producono un rinforzo per quel comportamento. È consigliabile richiedere un consulto, specie per chiarire mille dubbi ed evitare, così, di innescare meccanismi educativi inadeguati, che alimentano il comportamento-problema.

A COSA PUÒ SERVIRMI RICHIEDERE UN CONSULTO?

– a fare chiarezza sui dubbi circa i problemi che sto riscontrando nel mio bambino (“è normale che si comporti così? Dove sto sbagliando? È un ADHD? È oppositivo- provocatorio? Lo fa apposta? Mi sfida?”);
– a intervenire precocemente per farlo crescere nel modo più sereno possibile;
– a imparare ad essere un genitore autorevole e un buon modello per il mio bambino;
– a capire il mio bambino ed entrare in sintonia con lui;

– per gli insegnanti: a capire come intervenire a scuola, in una classe dove ci sono già tante difficoltà e poco equilibrio.

DISTURBI DEL LINGUAGGIO: L’IMPORTANZA DI UN INTERVENTO PRECOCE

“Ho un bambino di 24 mesi e ancora non parla bene.. Sa dire solo “mamma” e “papà”, nient’altro.. la mia famiglia e tutti mi dicono di stare serena perché appena arriverà ai tre anni parlerà… e allora mi farà girare la testa per quante parole dirà…
Passano i mesi, ora ne ha 27, ma il mio bambino dice sempre solo mamma e papà! Che fare?”

In questa situazione è sempre meglio richiedere un consulto ad un esperto: è possibile che il suo sistema comunicativo sia ancora immaturo, può esserci una componente emotiva, oppure potrebbe avere un vero e proprio disturbo.

Valutare la situazione PRECOCEMENTE è utile per:
– limitare l’ansia dei genitori legata allo sviluppo del linguaggio, limitante per i bambini;
– ottenere un profilo comunicativo e linguistico per studiare un piano di intervento mirato;
– lavorare sul breve, medio e lungo termine; ricerche recenti dimostrano, infatti, che spesso ai ritardi del linguaggio potrebbero essere associati anche disturbi dell’apprendimento. Ciò significa non necessariamente che un problema sfoci nell’altro, ma il fatto di non saper pronunciare alcuni suoni potrebbe risultare un impedimento nell’apprendimento della lettura e scrittura degli stessi;
– imparare tecniche e strategie che incrementino il vocabolario del bambino;
– capire se si tratta di una condizione momentanea o di un disturbo e lavorare in tale senso;
– far sì che il suo “canale comunicativo” migliori in vista dell’inserimento alla scuola materna;
– favorire l’autonomia ed incrementare l’autostima del bambino.

È IMPORTANTE SAPERE CHE NON NECESSARIAMENTE TUTTI I BAMBINI ARRIVANO ALLE TAPPE DI SVILUPPO SEGUENDO UNA REGOLA: IL PERCORSO DI CRESCITA È PERSONALE E INDIVIDUALE. È BENE RICONOSCERE PERÓ QUANDO ALCUNE TAPPE VENGONO RAGGIUNTE CON UN GRANDE RITARDO RISPETTO ALLA NORMA. IN TAL CASO, CHIEDERE UN CONSULTO NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE INIZIARE UN PERCORSO LUNGO E NOIOSO, IN CUI IL FIGLIO VENGA ETICHETTATO, ANZI… SIGNIFICA SAPER PRENDERE COSCIENZA DI UNA DIFFICOLTÀ ED AIUTARE IL PROPRIO CUCCIOLO A RISOLVERLA.